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Autocritica: quando è costruttiva e quando è distruttiva?

“Di errori ne ho fatti tanti. Innanzitutto, sono nato. Primo errore!” (Woody Allen) 

L’autocritica è un giudizio che si esprime su di sé, sui propri errori o difetti.  In certi casi è costruttiva e ci può aiutare a metterci in discussione, a migliorarci. In altri casi è così rigida e forte che perde il suo carattere adattivo e diviene deleteria, spesso questo è il caso dei pazienti che si incontrano in psicoterapia.

 

Autocritica buona e cattiva

Sulla carta l’autocritica è qualcosa di sano. Il termine critica proviene dal greco kritikē, che significa l’arte di discernere. Avere un rapporto critico con sé stessi consiste quindi nel discernere ed essere capaci di riconoscere i propri limiti. L’autocritica permette di riconoscere che si fanno e che si possono fare degli errori, ma che si può sempre migliorare. Il nostro critico interiore ci può aiutare ad essere lucidi sui limiti della nostra condizione umana e può favorire un atteggiamento umile, aperto verso gli altri, propizio a mettersi in discussione e ad apprendere.

Tuttavia, l’autocritica si trasforma spesso in pensieri punitivi e ruminazioni del genere: “non valgo niente”, “sono una nullità”, “non ce la farò mai”. Queste convinzioni negative sono spesso così ancorate in noi da divenire degli schemi ricorrenti di pensiero. Divenuti automatici questi pensieri influenzanoil nostro modo di agire e la nostra visione del mondo. Essi, inoltre, si accompagnano spesso a emozioni dolorose come la colpa, l’ansia, il disprezzo di sé stessi. Questi monologhi interiori, queste ruminazioni tingono il quotidiano di nero.

L’autocritica può dunque avere due funzioni opposte e la linea di demarcazione tra le due è tenue:

Autocritica costruttiva. Osservarsi, conoscersi, confrontarsi e valutare le proprie competenze può favorire i nostri progressi. Essere critici verso sé stessi, in qualche maniera ci può aiutare a comprendere e superare i nostri limiti e i nostri errori e quindi è un mezzo per progredire. Ma noi siamo dei buoni giudici verso noi stessi? Il rischio di sbandare è frequente perché l’autocritica è strettamente legata alla stima di sé. Valutarsi in modo obiettivo è difficile. L’immagine che abbiamo di noi stessi è spesso alterata e deformata.

Autocritica negativa. In alcuni casi l’autocritica, al posto di essere una risorsa costruttiva, può avere una funzione nociva. La nostra sete di perfezione può renderci troppo severi ed esigenti verso noi stessi: al posto di entrare in un dialogo equilibrato con noi stessie di gettare uno sguardo critico sui nostri comportamenti,ci accaniamo e riversiamo le critiche sulla nostra persona. Non è la nostra performance ad essere cattiva ma sono io che sono “incapace” e “un buono a nulla”.

La nostra voce critica interiore è nociva quando:

  • ci sminuisce e ci insulta
  • ha una memoria a lungo termine nella quale registra ogni nostro sbaglio
  • è scontenta in generale della nostra vita e della nostra personalità
  • ci confronta con altre persone e ogni volta ci definisce peggiori di loro
  • trova sempre qualche cosa che non va, anche quando abbiamo dato il massimo
  • ci sveglia volentieri anche di notte per ricordarci sbagli e brutte figure
  • mette in secondo piano successi e riuscite
  • ci crea sensi di colpa e sotterra la nostra autostima

Quali sono i rischi della critica negativa?

L’autocritica, quando è troppo rigida e severa, può avere un effetto scoraggiante e rivoltarsi contro di noi sabotando la nostra possibilità di azione. Di conseguenza ci sentiremo terrorizzati all’idea di parlare in pubblico o in riunione, il nostro sogno di cambiare lavoro o di imparare a suonare uno strumento musicale resterà un sogno, arriveremo a pensare che non valga nemmeno la pena di tentare. Queste autocritiche nocive ci impediscono di vedere il minimo aspetto positivo ed erodono l’autostima. Non riusciamo più a sentire nient’altro che questa voce interna che alimenta costantemente una visione negativa di noi stessi e ci rende ipersensibili alle critiche altrui.

Il severo critico interiore vuole fare di noi persone migliori, ai suoi occhi siamo imperfetti, mai abbastanza bravi e lui è pronto a ricordarcelo in ogni momento. Con ogni suo attacco ci scoraggia, inibisce ogni nostra iniziativa e mina la nostra autostima alimentando sé stesso.

 

Come uscire dal circolo vizioso della critica negativa

Il modo migliore di gestire l’autocritica negativa è praticamente lo stesso con il quale gestire ogni critica inadeguata avanzata da altri: prendere le distanze e non lasciarsi coinvolgere. Prendere le distanze permette di prendere coscienza dei pensieri critici e riconoscerne gli effetti nocivi. Si tratta di disegnare il ritratto del proprio pensiero critico per poterlo osservare da lontano e intrattenere con lui un dialogo costruttivo.

Possiamo così imparare ad accogliere la nostra autocritica con uno sguardo curioso, aperto ma senza farci condizionare.

Soprattutto è importante non combattere il critico. Criticare e lottare contro la propria autocritica equivarrebbe a diventare un critico che critica sé stesso. Praticamente un critico al quadrato.

Proviamo a entrare in dialogo con il nostro critico interiore, a porgli delle domande con curiosità, senza giudizio. Chi sei tu, caro critico? Che cosa vuoi da me? Perché agisci e come lo fai? Imparare a coltivare questa introspezione con benevolenza è alla base della nostra possibilità di crescere ed evolvere.

Non possiamo mettere del tutto a tacere il critico interiore perché è uno schema interiorizzato della propria modalità di pensiero, ma possiamo diventare consapevoli della sua esistenza, accoglierlo con benevolenza e metterlo a distanza. Possiamo registrare il chiacchiericcio nella nostra mente e riconoscere quando ci danneggia, ci scoraggia, ci demotiva più che tornarci utile.

Imparando a gestire in modo consapevole l’autocritica potremo gestire meglio anche il rapporto con gli altri e diverremo meno suscettibili.

I miglioramenti più significativi nella vita non consistono nel cambiare gli altri. I miglioramenti più significativi sono quelli che avvengono dentro di noi.

 

Bibliografia:

Berckhan B. (2015) Piccolo manuale per imparare a fare e a ricevere critiche. Ed. Feltrinelli