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Il circolo vizioso del vittimismo

Il vittimismo di chi si sente impotente di fronte agli eventi e perseguitato dalla sfortuna e dall’ingiustizia è un’abitudine limitante che ha origine nell’insicurezza di sé e rischia di alimentarla in un circolo vizioso.

La vita a volte può essere molto difficile. Tutti viviamo esperienze negative, delusioni, dolori, ingiustizie, perdite. In questi momenti è molto utile condividere con le persone vicine le proprie emozioni e il proprio vissuto, dar voce al proprio sentire. Non facendolo si rischia di trattenere tutto dentro. Tirar fuori e condividere le nostre emozioni è assolutamente utile per elaborare un’esperienza negativa. Lo sfogo è la strada per sentirsi accolti ed elaborare una soluzione. In questo caso lamentarsi è un’espressione autentica del sentire che cerca soluzione.

Il vittimismo è malsano quando la lamentela è un’abitudine quotidiana che non cerca soluzione, quando il problema viene affrontato lamentandosi e basta.

In questo caso lamentarsi produce degli effetti controproducenti, vediamone alcuni:

  • mantiene la mente concentrata sul problema
  • riporta alla mente le emozioni negative legate all’esperienza
  • impedisce nuove visioni che ci permettano di inquadrare in modo diverso il problema
  • ci fa pensare, scervellare, rimuginare, impedendoci di agire
  • uccide la convinzione della possibilità di un cambiamento
  • ci fa identificare con i nostri pensieri e sentimenti negativi

Più i miei pensieri sono negativi, più sto nutrendo di energia quella determinata situazione. Psicologicamente si creerà un circolo vizioso, per cui tali pensieri negativi diverranno l’unica realtà possibile, moltiplicando proprio quelle situazioni che creano questo processo. Se ci lamentiamo e basta rischiamo di rovinarci la vita e di sentirci sempre più impotenti. Questo è un vero peccato.

Pensiamoci bene: se è l’azione che determina il cambiamento, come possiamo attivare una trasformazione positiva se continuiamo a riempire la testa di parole debilitanti, che attivano stati d’animo negativi?

Le lamentele ci impediscono di trovare una soluzione, ci fanno disperdere energia, generano uno stato d’animo negativo e influenzano le relazioni interpersonali. Lamentarsi vuol dire: brontolare, compiangere, recriminare, accusare, affliggersi, lagnarsi, mugugnare. A forza di lamentarsi si arriva ad avere una “faccia da lamento”, ci si imbruttisce e diminuisce la propria motivazione positiva.

Quando pensiamo di essere vittime delle situazioni che stiamo vivendo, stiamo di fatto attribuendo i nostri guai e il nostro malessere quasi esclusivamente a eventi esterni. Questi eventi sono visti come inevitabili, incontrollabili, soverchianti.

A ciò si abbina una visione di noi stessi come incapaci, limitati, fragili, deboli,stanchi, impossibilitati ad affrontare gli eventi esterni. Ed ecco che arriva un senso di impotenza che può caratterizzare il nostro vissuto.

La lamentela può generare negli altri reazioni differenti: fastidio ed evitamento oppure compassione e pena. In un caso la persona finirà per trovarsi da sola, nell’altro caso sarà oggetto di attenzioni particolari. In entrambi i casi la persona arriverà a sentirsi sempre più debole e insicura, sempre più incapace di affrontare le sue difficoltà.

Nel mio lavoro da psicoterapeuta ho incontrato molte persone sofferenti e ho molto rispetto per chi, nella vita, si trova ad affrontare dei momenti di difficoltà. Sono consapevole che a volte la vita possa essere molto dura e che si possa cadere nello sconforto, ma proprio per questo è importante capire come affrontare i momenti difficili per evitare di alimentarli in una spirale di impotenza e scoraggiamento.

Si può evitare di cadere nelle trappole del vittimismo riportando la fiducia, la responsabilità e la competenza al centro della nostra vita privata e professionale e vivendo le avversità e le difficoltà della vita, non come ostacoli da combattere, ma come occasioni per sviluppare nuove competenze, imparare e maturare e per riemergere più fiduciosi e temprati. Per fare ciò bisogna:

  • liberarsi dal senso di inadeguatezza che porta a lamentarsi e trasformare i sentimenti di svalutazione in stima e amore di sé
  • accettare il limite, tollerare ciò che non si può cambiare
  • distogliere l’attenzione dal problema e potenziare i propri punti di forza, le proprie potenzialità
  • utilizzare parole che aprono come: opportunità, possibilità, risorse, comprensione, realizzazione, gratitudine

Il segreto per affrontare le difficoltà della vita con accettazione, speranza e fiducia è incentrato su cinque dimensioni:

  • Curiosità: voglia di esplorare nuove opportunità
  • Flessibilità: capacità di adattarsi agli imprevisti, di cambiare atteggiamenti e comportamenti a seconda delle circostanze
  • Assunzione del rischio: capacità di compiere delle azioni anche se le conseguenze e gli esiti non sono certi.
  • Resilienza: capacità di fronteggiare con successo avversità o momenti di crisi e di esercitare il proprio potere personale nonostante gli ostacoli.
  • Ottimismo: capacità di guardare alle nuove opportunità come possibili e attuabili e di concentrarsi sulle risorse e non sui limiti.

Agire in modo proattivo significa concentrarsi sulla propria sfera personale di potere e assottigliare quella di impotenza. Praticamente significa focalizzarsi su ciò che si può fare per migliorare e progredire. Ottimizzare ciò che abbiamo per farne qualcosa in più è la direzione utile da dare alla nostra vita. Essere ottimisti non vuole dire che tutto va bene, ma che tutto può essere affrontato nel migliore dei modi.