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SOS Gioco d’azzardo

“Buongiorno, sono la moglie di un giocatore, ho scoperto che mio marito ha il vizio del gioco, spende tutto lo stipendio e ha fatto dei debiti, sono disperata vorrei sapere se esiste una struttura, un professionista nella mia zona”.

 

Questo articolo è dedicato a chi scopre di avere un familiare affetto da problemi di gioco e naviga su internet alla disperata ricerca di una soluzione ai suoi problemi e di un professionista a cui rivolgersi. Dal 2009 faccio parte del team di Giocaresponsabile (www.giocaresponsabile.it; numero verde nazionale: 800921121) un servizio che fornisce gratuitamente consulenza psicologica, legale e cura a persone affette da dipendenza da gioco e ai loro familiari. Molto spesso mi capita quindi di imbattermi nel dolore dei familiari di persone affette da ludopatia, nel loro smarrimento e nelle loro richieste di aiuto.

La famiglia del giocatore patologico vive senza dubbio una situazione difficile. Spesso la scoperta dei problemi di gioco del congiunto avviene in modo casuale e non per ammissione della persona che non è ancora pronta ad affrontare il problema: si scopre una bolletta non pagata un conto scoperto e crolla il mondo addosso. Il risentimento e la rabbia sono sentimenti comprensibili da parte del familiare preoccupato per le ripercussioni del problema sulla propria famiglia. Il giocatore può essere visto come una persona egoista e viziosa, più che come una persona affetta da una patologia cronica e progressiva. Frequentemente si ingaggia un conflitto tra un coniuge che recrimina e l’altro che cercerà di calmarlo promettendo di interrompere il gioco e sistemare tutto perché non ancora pronto ad ammettere la sua dipendenza. Spesso il coniuge prenderà l’inziativa e cercherà di portarlo da un professionista per imporgli una cura. E’ a questo punto che inizia la ricerca su internet o dal medico di base o attraverso il passaparola del miglior professionista della propria zona per curare e risolvere il problema.

 

E’ importante sapere che:

Le strutture territoriali preposte alla cura della dipendenza da gioco sono i Ser.T: servizi per la cura delle dipendenze diffusi su tutto il territorio nazionale. I Ser.T sono composti da medici, psicologi, infermieri professionali, educatori, assistenti sociali che lavorano in équipe multidisciplinari integrate. Le prestazioni erogate dai Ser.T sono gratuite e consentono di mantenere l’anonimato.

Per chi ha difficoltà a recarsi di persona presso un Ser.T, il servizio Giocaresponsabile ha messo a punto un innovativo percorso di cura on line. Anche questo percorso di cura è anonimo e gratuito e la persona con problemi di gioco è affiancata da uno psicoterapeuta dedicato, tramite appuntamenti telefonici.

Ma c’è un “ma” essenziale: deve essere il giocatore in prima persona a voler iniziare un percorso di cura. La motivazione alla cura e la ricerca responsabile di una soluzione sono tasselli indispensabili alla cura stessa.

 

E nel frattempo come deve comportarsi il familiare?

 

Cose da non fare

Non portare la persona affetta da un problema di gioco da un professionista contro la sua volontà: un incontro prematuro con i servizi prima che ci sia motivazione rischia di far vivere un’esperienza fallimentare e di “bruciare” un’esperienza che potrà avere un’utilità a tempo debito.

Non dargli fiducia. E’ importante non dare fiducia, non perché la persona sia cattiva, magari crede davvero di riuscire a non giocare, ma di fronte a certi stimoli è molto difficile avere un controllo e occorre l’aiuto di qualcuno che metta in protezione. A volte le rassicurazioni del congiunto funzionano e si torna a dargli fiducia così tutto funziona per un po’ fino alla ricaduta successiva. Anche nel corso di un trattamento o a cura terminata è impotante mantenere alta la guardia.

Non consentirgli alcuna gestione della contabilità familiare o almeno metti il più possibile in sicurezza il denaro, per non esporre la persona a stimoli che inevitabilmente attivano il desiderio di gioco.

Non coprirgli i debiti: in questo modo imparerebbe che, comunque sia, il gioco rende perché o “paga” oppure gli altri si adoperano per sistemare le cose. Coprire i debiti non consente al giocatore di assumersi le sue responsabilità e di sperimentare le conseguenze negative del suo comportamento di gioco.

Non minacciare azioni che poi non compirai (ricorda la favola “al lupo al lupo”): non serve dare degli out out se poi non si concretizzano, non è utile andare via da casa e poi fare ritorno, così facendo finirai per risultare sempre meno credibile.

Non pensare “io ti salverò” ognuno è responsabile della sua vita e non è detto che la persona voglia farsi aiutare.

 

E allora che cosa si può fare

Ciò che può fare un familiare quando scopre il problema di gioco del congiunto è riconoscere il problema in termini di malattia, cercare di adottare l’atteggiamento più utile per motivarlo alla cura, salvaguardare sé e la sua famiglia, riconoscere la propria sofferenza e farsi sostenere.

Lavorare per motivare la persona alla cura: prova a mettere da parte la rabbia e a  parlare in modo empatico e incoraggiante, fornendo un sostegno. Scegli un momento tranquillo e invece di partire con un attacco spiega al tuo familiare quali sono i cambiamenti che hai notato in lui e che ti fanno preoccupare. Potresti usare per esempio frasi del tipo: “ultimamente ti vedo nervoso, pensieroso, sono preoccupata”, “ti voglio bene, se mi spieghi che cosa ti sta succedendo possiamo affrontare insieme la situazione”. Evita di parlare di patologia se la persona non è pronta ad ammettere il problema e, comunque sempre, evita frasi di questo tipo: “non pensare di prendermi per stupida, lo so che giochi”, “come puoi essere così stupido, come puoi farci questo!”. Questo genere di commenti non fa che allontanarti sempre di più dal congiunto e costituisce un attacco diretto alla sua autostima che, se c’è un problema di gioco, è già profondamente minata.

Informare. Fai presente al tuo familiare con problemi di gioco che esistono servizi che, nell’anonimato, possono fornire una consulenza, aiutare ad affrontare la situazione. Questa indicazione può non sortire subito un effetto ma potrà risultare utile in un momento successivo.

Adottare misure di protezione economica: se la persona che ti è vicina e ha problemi di gioco non accetta di farsi gestire il denaro puoi richiedere al Giudice tutelare la nomina di un Amministratore di sostegno anche senza il suo consenso. Puoi anche richiedere al Giudice di dichiarare l’impossibilità in capo al tuo congiunto di stipulare prestiti, finanziamenti, per evitare che si indebiti ulteriormente.

Farsi supportare. La situazione che stai vivendo è davvero stressante: è difficile trattenere le emozioni negative, mettere da parte la rabbia, dire sempre la cosa giusta e tollerare le reazioni di diniego del congiunto.  Se il tuo familiare, in questo momento, non ammette ancora il problema e non accetta di farsi aiutare, nell’attesa puoi cercare tu l’aiuto di una persona vicina o di un consulente. Parlare con qualcuno che non ti giudica ti permetterà di alleviare lo stress e di non sentirti solo nel decidere di volta in volta qual’è il passo giusto da fare. Aiutare te stesso, cercare dei modi per stare meglio è il miglior modo per aiutare anche il tuo familiare.